• Document: I muri a secco di contenimento
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WWF Lecco Sede: località Camporeso segreteria tel.: 0341 1716138 23851 Galbiate LC email: sezione@wwf.lecco.it certificata@pec.wwf.lecco.it sito: www.wwf.lecco.it I muri a secco di contenimento 3-4 ottobre 2014 Villa Bertarelli - Galbiate (LC) Parco Monte Barro – www.parcobarro.lombardia.it Associazione WWF Lecco – wwf.lecco.it Collaborazione tecnica: Giardinarte - www.giardinarte.it Registrato come: Associazione WWF Lecco Località Camporeso 23851 Galbiate LC Iscritto alla Sezione Prov.le del Registro Regionale Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado del Volontariato (Numero LC 113, Sezione: B-Civile). dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura. Cod.Fisc. 92056470138 1. Storia Le tecniche di costruzione di muri a secco sono tra le arti più antiche che l’uomo abbia sviluppato per realizzare manufatti in pietra. La giustapposizione di sassi anche scolpiti si ritrova fina nelle epoche più remote della civiltà umana. Interessante sottolineare che tali abilità sono testimoniate da ritrovamenti archeologici anche contemporanei ma sparsi in quasi tutti i continenti della terra e in diversissime culture e società umane. È possibile distinguere tra due categorie di manufatti: i cosiddetti “muri ricchi” ed i “muri poveri”. Per muri ricchi si intendono tutte quelle costruzioni complesse in pietra, come per esempio i nuraghes della Sardegna o i più semplici menhir megalitici così come alcune antiche fortificazioni egizie, ecc. La cui funzione è strettamente collegata alla vita sociale delle diverse civiltà (luoghi di culto, abitazioni, ricoveri per animali e merci, ecc) In Italia le prime testimonianze si possono far risalire fin nelle società preromaniche, con strutture che potevano raggiungere anche altezze fino a 15 mt. Per muri poveri si intendono invece tutte quelle costruzioni di sostegno per realizzare terrazzamenti oppure i più tradizionali muri di delimitazione e recinzione dei terreni, tipici delle zone a vocazione agricola della collina e della montagna. Prima della massiccia industrializzazione occorsa a partire dal XVIII e XIV secolo, gran parte della popolazione viveva di agricoltura. La scarsità dei terreni fertili spingeva quindi anche a terrazzare le pendenze più o meno forti dei versanti collinari e di quelli montuosi. Se si pensa poi che, nel caso dell’Italia, il 41% della superficie agraria e forestale è riconducibile alla collina ed 37% alla montagna, è presto chiaro quale sia stato il ruolo di queste tecniche costruttive per recuperare, consolidare, delimitare i terreni a destinazione agricola altrimenti impraticabili. Dalla metà del ventesimo secolo, con l’avvento dell’industrializzazione delle tecniche agricole, i terreni “più difficili” da coltivare sono stati progressivamente abbandonati a causa degli elevati costi di lavorazione ma anche per il venir meno della stessa necessità di coltivazione. Con l’abbandono di queste superfici agricole e delle strutture annesse, si è assistito ad un veloce e progressivo degrado sino, in alcuni casi, alla perdita totale di ogni testimonianza di edifici o manufatti in pietra a secco. Recentemente la costruzione di muri a secco ha trovato nuovo vigore e nuovi impieghi nella progettazione di spazi verdi pubblici o privati, in relazione alle alte valenze estetiche ed architettoniche che questi manufatti possono avere. 2. Il muro a secco Un muro a secco è una costruzione in pietre naturali, disposte una accanto all’altra, a giunti stretti e senza utilizzo di malta. La durabilità delle costruzioni con pietre a secco risiede proprio nella assenza di malta legante, materiale che è soggetto nel tempo a rottura e frantumazione e che quindi causa i cedimenti strutturali nei muri e negli edifici. Un muro a secco costruito a regola d’arte acquista nel tempo maggiore stabilità e necessita di poca manutenzione. Associazione WWF Lecco Pag. 2 di 7 Un muro a secco è ricostruibile laddove abbia ce

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